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Cambiare vita e fare la scrittrice: Niabi – lei é arte, intervista a Gaia Morri

Oggi conosciamo Gaia Morri, in arte Niabi; scrittrice, imprenditrice, creativa, un tempo expat.

Nome?

Gaia, in arte “Niabi” (Occhi da Cerbiatto) la mia più grande amica F. mi chiamò così in un giorno qualunque. Non l’ho più dimenticato.

È un nome indiano usato in una tribù di nativi americani ancora oggi federalmente riconosciuta in Oklahoma (Stati Uniti). Un giorno andrò lì e stringerò la mano a qualcuno con questo nome, ve lo prometto. 

 

Cosa fai nella vita?

Chi sono io? BOH! 

Ancora sto cercando di capirlo. 

Non sono una persona che ama mettere i puntini sulle i, non faccio pause quando parlo e le virgole mi danno un po’ fastidio se devo dirla tutta, non metto mai fine a niente, nessun punto esclamativo, giusto qualche interrogativo (che non fa mai male). Tutto questo per essere coerente con la mia natura e comunicare qualcosa di vero, oltre che (spero) di bello.

Se fossi una poesia sarei una di quelle che devi leggere due volte prima di capirne il senso, sarei scritta con nero d’inchiostro e qualche sbavatura qua e là sul foglio. Sarei una di quelle poesie crude e dirette, senza giri di parole, giusto qualche metafora per ammorbidirne i lineamenti, e sicuramente senza punteggiatura sulla lingua. Cambio spesso umore durante la giornata, giro scalza per casa, dormo poco e sogno tanto. Sono una poesia perché in fondo lo siamo un po’ tutti e tutto. Il mio slogan “She is Art” (Lei è Arte) racchiude tanti significati: la Donna è Arte, la Sofferenza è Arte, la Gioia è Arte, la Consapevolezza è Arte. 

 

Quale passione guida la tua vita? 

La passione che guida la mia vita è la scrittura. C’è un demone dentro di me con cui ho imparato a convivere, e di notte prende il sopravvento (ecco perché dormo poco). Amo scrivere a notte fonda. Amo il silenzio assordante della città che dorme. Amo il rumore esile della penna sul foglio. Amo riuscire a descrivere ogni sfumatura di ciò che vivo per far si che le persone possano immedesimarsi nonostante le tante esperienze di vita differenti. 

 

Se ti dico Onda a cosa pensi?

Onda anomala. Qualcosa che mi sovrasta completamente. C’è un ricordo della mia infanzia ancora molto nitido, in cui c’è una me piccolissima, che per la prima volta sfida le onde sulla spiaggia della Corsica. Ero talmente piccola che già l’onda che arrivava sul bagnasciuga riusciva a farmi cadere. Crescendo ho continuato a sfidare le onde, un po’ per gioco, un po’ perché a me le sfide sono sempre piaciute…e alla fine, ho trovato il modo per non annegare. Ho iniziato a tuffarmi sott’acqua un attimo prima che arrivasse l’onda, ed era come se la affrontassi immergendomi dentro di lei. Lasciandomi travolgere per decisione, e non per casualità. Tutt’ora è ciò che faccio nella vita, affronto ogni dolore immergendomi completamente nel problema. Non è detto che io trovi una soluzione, sicuramente non posso cadere (perché sono già sul fondo) e ogni volta che voglio, posso darmi la spinta per tornare in superficie. Per tornare a prendere fiato. Per cavalcare quell’Onda. 

 

La prima Onda che ti ha travolta? 

La prima onda veramente anomala, che ha travolto tutta la mia vita, è arrivata quando ho perso la mia migliore amica, a 19 anni. La stessa che mi chiamò “occhi da cerbiatto”. Da quel momento in poi, la scrittura è ciò che più mi fa sentire vicina a lei. La scrittura è ciò che ha curato il mio cuore, disinfettato la mia anima, e cicatrizzato il mio dolore. Questa enorme sofferenza mi ha portato ad agire, e a vivere la mia vita all’insegna della mia passione. Mi ha dato il coraggio di uscire allo scoperto, fare “tana libera tutti” e lasciar uscire tutti i miei lati nascosti. Perché la vita non è un gioco, e per ridere bisogna essere delle persone serie. 

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Dove ti ha portata quell’Onda? 

Mi ha portata a non vergognarmi più della mia sensibilità, ad avere il coraggio di spogliarmi nuda e lasciar sfogliare le pagine della mia vita da persone sconosciute. Ad aprire i miei canali social e riuscire a condividere con il mondo, la mia visione del mondo. Mi ha portata a viaggiare da sola, ad aprirmi con chiunque sia disposto ad ascoltarmi, ad ascoltarmi davvero. Mi ha portato a ciò che sono oggi, all’orgoglio di un cambiamento che non mi sarei mai aspettata, con tante cose ancora da migliorare, ma sulla strada giusta… la mia. Che a dire la verità è parecchio scivolosa, ma appunto per questo, credo sia quella giusta. 

 

É stato motivo di riflessione, una spinta al tuo cambiamento?

Assolutamente si! Me ne sono accorta quando durante i miei viaggi raccontavo ciò che mi era successo… dovevate sentirmi! Sono riuscita a raccontare una cosa che mi toglie il fiato ogni volta in cui ci penso, in qualcosa di meraviglioso. Ho ricostruito un puzzle di ricordi ringraziando soltanto di aver vissuto tutti quei pezzettini. Incastrare le emozioni senza pensare a ciò che non avrò più, ma focalizzandomi su ciò che ho avuto, e che avrò per sempre dentro di me. Rimarrà un puzzle incompleto, ma ho già preparato la cornice per appenderlo. Tutto questo perché io non credevo di avere così tanto dentro, Lei si. Lei ne era sicura. È stata la prima a vedere in me una luce particolare, mi diceva “si vede dagli occhi”, e il suo nome è Francesca. 

 

Che ruolo giocano l’ispirazione ed esempi nel percorso di chi vuole vivere la propria vita a pieno e all’insegna di una mission/propria passione?

L’ispirazione nasce dalla curiosità, dalle sfide della vita e da come reagiamo davanti a queste. Siate curiosi delle vostre reazioni, mettetevi alla prova, ascoltate gli altri, ascoltate le loro storie. Per me è stato fondamentale essere curiosa di me, e trovare negli altri ostacoli simili, visti da altri punti di vista. Lasciatevi trasportare, è un viaggio bellissimo quello che ognuno di noi fa dentro di sé, ma è altrettanto bello viaggiare dentro ad altre anime. Avvicinarsi piano e scoprire un pezzetto per volta, che i mostri sono in ognuno di noi, non dobbiamo spaventarci, anzi. Dovremmo invitarli a cena, stappare un buon vino, e diventare buoni amici. 

 

Perché hai accettato di diventare parte di Onda

Ho accettato perché me l’ha chiesto Anna Nina Mancino, che io stimo con tutta me stessa. È una ragazza la cui determinazione mi ha sempre affascinata, dal primo giorno in cui l’ho vista. Coltiva i suoi sogni e raccoglie i frutti di ciò che semina, e io, ho accettato di essere un frutto (anche se ancora acerbo) che grazie a lei diventerà maturo. Ho accettato perché Onda è un progetto pazzesco, in cui mi sono trovata in una famiglia di anime pure, da ogni partner sento di poter imparare cose che forse non avrei mai approfondito. Mi sento grata e orgogliosa di questa opportunità, e non nascondo di essermi spaventata all’inizio di questa avventura, perché ero un “pesce fuor d’acqua”. Lontana dal mio mondo un po’ retrò e senza orari, catapultata in una dimensione digitale, con delle scadenze da rispettare (Anna Chiara non uccidermi), ma come ho sempre fatto, mi immergerò con anima e corpo in questa esperienza, e il “pesce fuor d’acqua” cavalcherà quest’Onda imparando a nuotare in una nuova dimensione controcorrente. 

Ps: Il motivo principale è stato quello di aver visto tra le categorie in cui ci avrebbero inserito, quella dei Folli. Li mi sono tranquillizzata.  

 

Tenetevi forte : Un’Onda di Follia sta per travolgervi 

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